AAMS scommesse in Italia: chi ha la concessione ADM e cosa resta fuori
Verificato al 4 Novembre 2026 sulla base dell’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e delle condizioni contrattuali degli operatori.

Il modo in cui il mercato italiano parla di sé è rimasto fermo a un acronimo che non esiste più. «AAMS» era l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato; dal 2012 le sue funzioni sul gioco sono passate all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e la sigla che sopravvive nelle conversazioni — e in molte ricerche — non corrisponde a nessun ufficio che oggi rilasci un titolo. Chi cerca un bookmaker «AAMS» cerca, in sostanza, una cosa sola: un operatore che in Italia possa legalmente accettare la sua scommessa. Quella cosa ha un nome tecnico, si chiama concessione, e non si compra al banco. La si vince a gara. Nella tornata di settembre 2025 sono arrivate 93 domande; le concessioni assegnate sono state 52, a 46 società, per circa 7 milioni di euro ciascuna e nove anni di durata senza rinnovo automatico. Il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025.
Da lì in avanti tutto quello che riguarda il lettore discende da un unico fatto amministrativo: la concessione è rilasciata per singolo sito, non per azienda. Un gruppo può gestirne più di uno — Eurobet Italia S.r.l. porta Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it sullo stesso titolare — e il marchio che compare in cima alla home page quasi mai coincide con la ragione sociale che il titolo lo ha ottenuto. La prima conseguenza pratica è che «è legale?» non è una domanda sul marchio. È una domanda su quel dominio, in quel momento, e ha una risposta consultabile.
La seconda conseguenza è meno comoda, e vale la pena dirla prima di ogni altra cosa: stare su una lista non significa avere tutto. L’elenco dell’ADM porta 52 righe, con codici che vanno da 16000 a 16051, ciascuna agganciata a un solo sito .it. Ma il titolo non è intitolato «scommesse sportive»: il concessionario può detenere in qualunque combinazione il diritto alle scommesse a quota fissa e al totalizzatore, al poker e ai giochi di abilità, ai giochi di tipo casinò, al betting exchange e al bingo. La lista ufficiale non ha una colonna che dica quali. Una riga con un codice da sei cifre, quindi, non dimostra da sola che quel bookmaker accetti una singola sul derby. Lo dimostra il suo palinsesto.
E c’è un terzo punto, di quelli che il marketing non mette in vetrina. La stessa legge che protegge il giocatore sui siti concessionari è, per definizione, assente fuori. Il Registro Unico degli Autoesclusi, il registro che tiene insieme tutti i concessionari online e la rete fisica, non copre chi non ha il titolo. Un giocatore che si è autoescluso non è protetto su un sito senza concessione, perché quel sito non è collegato a nulla. È la stessa logica per cui l’ADM, insieme alla Guardia di Finanza e a Sogei, pubblica due liste invece di una: quella dei siti legali e quella dei siti inibiti. Un ordinamento che costruisce due elenchi sta dicendo, con la burocrazia, che la differenza tra dentro e fuori è la sola che conti davvero.
La panoramica: dieci bookmaker con concessione, quello che dichiarano e quello che si sa
I dieci operatori raccolti qui sotto hanno due cose in comune e nessun’altra: una concessione ADM in corso di validità e un sito .it proprio. Non sono una classifica — l’ordine non misura nulla — e non sono il mercato: le righe dell’elenco sono 52, e chi non compare in questa selezione non è per questo privo di titolo. Tre dei dieci sono, prima che bookmaker, case da casinò con un’offerta sportiva agganciata; altri due portano nella descrizione una funzione che i colleghi non nominano nemmeno. Il campo che pesa di più, però, è quello che riguarda il titolo: è l’unica colonna che nessuno può riscrivere a piacere, ed è quella che il lettore può verificare da solo in pochi minuti.
| Marchio | Concessione ADM e titolare | Cosa dicono i termini o le schede dell’app | Perché è in questo confronto |
|---|---|---|---|
| Sisal | n. 16020, Sisal Italia S.p.a. | L’app Sisal Matchpoint per le scommesse sportive consente l’accesso al conto di gioco anche con Touch ID e il piazzamento delle scommesse da mobile | Accesso biometrico sull’app, un dettaglio che si nota solo quando si usa il telefono in piedi |
| SNAI | n. 16032, Snaitech Spa | L’app SNAI Sport copre singole, multiple e sistemi, con mercati su risultato esatto, numero di goal, tiri in porta, cartellini e rigori, più la funzione Cash Out per chiudere la schedina prima della fine dell’evento | Il ventaglio di mercati più analitico tra quelli qui elencati |
| AdmiralBet | n. 16048, Admiral Bet S.r.l. | I termini dichiarano la concessione per il gioco a distanza e l’erogazione del servizio tramite il sito dell’operatore; l’apertura del conto avviene con registrazione classica e documento in .pdf, .jpg o .png, oppure con SPID di livello 2, che richiede un codice temporaneo e importa i dati | L’unico dei dieci a indicare il numero di concessione dentro le condizioni del conto di gioco |
| StarCasinò | n. 16026, Azzurri Limited | L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa, accanto alle slot e al Live Casinò | Casinò con un’offerta sportiva, non un bookmaker con un casinò accanto |
| Betsson | n. 16027, Azzurri Limited | L’app Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo | Stessa società di StarCasinò, titolo separato per sito: la prova che la concessione non si eredita dentro il gruppo |
| Lottomatica | n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. | L’app copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per il gioco live | Video streaming accanto al palinsesto, la funzione che il gioco in diretta pretende per stare in piedi |
| Betfair | n. 16028, Betfair Italia S.r.l. | L’app propone Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, con una sezione Supercombo di mercati unici a quote maggiorate | L’operatore descritto come il primo exchange, con concessione separata per quella tipologia di gioco |
| NetWin | n. 16035, Netwin Italia S.p.a. | Il bonus di benvenuto sport è pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, per nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 € | Unico caso del gruppo in cui la descrizione parte da un’offerta quantificata e non dal palinsesto |
| bet365 | n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e copre Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live | Il titolare è una società maltese: la concessione italiana non richiede una sede italiana |
| Eurobet | n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | L’app parte da calcio, tennis e basket e arriva a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo e di politica | Il palinsesto più largo, e il titolare che gestisce anche altri due siti con lo stesso titolo |
La colonna che conta non è la terza. È la seconda, e per una ragione che sfugge a chi legge le recensioni: una tabella costruita sulle caratteristiche di prodotto invecchia in un pomeriggio, mentre un numero di concessione o è vero o non è vero, e resta vero per nove anni. Numeri come 16026 e 16027 appartengono alla stessa società, Azzurri Limited, e non sono lo stesso titolo: chi apre un conto su uno dei due non ha alcun rapporto, contrattualmente, con l’altro. Chi pensa di poter contare su un «gruppo forte» dietro il marchio sta contando su una riga societaria, non su una garanzia.
Vale lo stesso per le dotazioni. Lo streaming di Lottomatica e il Cash Out di SNAI sono funzioni che il giocatore scopre di volere solo quando gli servono, e la loro presenza nella scheda dell’app dice che qualcuno le ha costruite. Non dice che siano uguali altrove, né che manchino: semplicemente, il resto del gruppo non le nomina nella descrizione che dà di sé. Dove il silenzio c’è, resta silenzio. Chi vuole sapere se un bookmaker accetta una multipla a tre eventi non lo scopre da una tabella compilata da altri; apre il palinsesto e guarda.
C’è poi il caso NetWin, che merita una riga a parte perché è l’unico che rompe la simmetria della tabella. Il suo bonus di benvenuto sport è dichiarato al 100 % del primo deposito fino a 50 €, per nuovi giocatori con conto verificato, con deposito minimo di 20 €. È un’offerta piccola e onesta, che descrive chiaramente le condizioni di accesso. Gli altri operatori in tabella scelgono invece di mettere in primo piano il palinsesto rispetto al bonus, rendendo le condizioni di quest’ultimo meno immediate per chi confronta le offerte.
Come si legge un numero di concessione e dove si controlla
Il controllo è breve e non richiede alcuna competenza tecnica: si apre l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e si cerca il nome dell’operatore. L’elenco, letto il 25 ottobre 2026, porta 52 righe con codici da 16000 a 16051, e ogni riga è legata a un solo sito .it. Se il dominio su cui si sta per depositare non è quello della riga, il titolo non lo copre — e non c’è una scappatoia nella formulazione, perché la concessione è rilasciata per sito.
C’è un secondo controllo, che il primo non sostituisce. Un operatore con concessione dichiara il proprio titolo dentro i termini del conto di gioco: AdmiralBet scrive di essere concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e di fornire il servizio tramite il proprio sito. È una frase che nessun operatore senza titolo può scrivere senza esporsi, ed è il motivo per cui vale la pena cercarla nei termini prima di registrarsi. Se manca, non è una prova di illegalità. È un motivo per alzare il sopracciglio e per guardare la lista una seconda volta.
Il terzo controllo è quello che nessuno fa e che invece distingue: la presenza nella lista non dice quali giochi quel concessionario possa offrire. Il testo normativo elenca le tipologie ammesse al gioco a distanza — scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, anche simulati, e su corse dei cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra giocatori, cioè il betting exchange; il bingo — e il vincitore della gara può gestirne una o più, in qualunque combinazione. Una riga sulla lista non dice quale. Lo dice la sezione scommesse del sito.
I fondamenti: cosa si gioca, con quali soldi e a che prezzo
Il prodotto centrale delle scommesse sportive italiane è la quota fissa. La legge riconosce anche il totalizzatore, dove il monte delle giocate viene ripartito tra i vincitori invece di essere pagato a un prezzo fissato in anticipo, ma se un bookmaker online offra oggi un totalizzatore sportivo non è una cosa che questo confronto possa dire: nessuno dei dieci lo descrive. Chi ci tiene può cercare la voce nel palinsesto e trarre le sue conclusioni dal silenzio.

Il palinsesto, che è il termine italiano per il programma di eventi e tipi di scommessa, ha un vincolo che pochi giocatori conoscono e che vale la pena spiegare perché è il cuore del meccanismo. La definizione normativa lo descrive come l’insieme degli eventi — sportivi, comprese le corse dei cavalli, e non sportivi — e dei tipi di scommessa predisposto dal concessionario e approvato dall’ADM. Una scommessa si può accettare solo su eventi che stanno dentro quel programma approvato, e gli eventi vengono aggiunti uno per uno. Nel settembre 2026, per esempio, è stata autorizzata la Setka Cup, con bet365 come primo partner secondo la stampa di settore. La conseguenza per il giocatore è diretta: quando un mercato non compare, la prima ipotesi non è la pigrizia del bookmaker, ma l’attesa di un’autorizzazione. È una differenza che vale la pena avere in testa prima di cambiare operatore perché «non ha quel mercato».
Quali sport e quali tipi di scommessa stiano dentro il palinsesto non lo sappiamo, e nemmeno quali marchi offrano oggi un exchange o quali regole di commissione applichino. Sul betting exchange, però, esiste un dato normativo che cambia la prospettiva fiscale di chi lo usa: la legge lo ammette come gioco separato, con il giocatore che può essere puntatore o banco e il concessionario che si limita a mettere in contatto in forma anonima. La documentazione di Betfair è riportata indicare regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima a favore di 200 centesimi con incrementi da 50 centesimi, e un articolo di settore del 2024 riferisce che sulle vincite il giocatore non deve nulla, perché il prelievo cade sul concessionario. Betfair è descritto come il primo, con la concessione n. 16028.
I soldi entrano nel conto di gioco attraverso più strade, e la più italiana di tutte è quella del punto vendita ricariche. L’articolo 13 del D.Lgs. 41/2024 tiene in piedi un registro dei punti vendita — tabaccai, ricevitorie — che possono ricaricare il conto online solo su richiesta del titolare dopo identificazione, con gli strumenti che il titolare ha già comunicato al concessionario oppure in contanti per un massimo di 100 € a settimana in totale. Quegli stessi punti non possono pagare vincite né erogare saldo, e l’iscrizione al registro costa 100 € all’anno. Le altre vie — carte, PostePay e altre prepagate, portafogli elettronici come PayPal, Skrill e Neteller, Satispay, bonifico, voucher e ricariche in contanti in tabaccheria del tipo SisalPay e Mooney — sono quelle che le pagine di confronto mostrano presso i concessionari ADM, e l’elenco di ciascun operatore sta nei suoi termini. Sulle criptovalute presso un concessionario ADM la posizione non è definita, e non esiste una norma che elenchi i canali approvati.
Il margine: il numero che ogni quota porta dentro di sé
C’è una cosa che nessuna tabella di offerte dice e che decide quanto costa ogni singola giocata: il prezzo che il bookmaker si tiene. Si chiama margine, ed è il complemento della quota di ritorno. Su un mercato a due esiti, con entrambe le quote a 1,90, la quota di ritorno si legge mettendo in fila le probabilità implicite — un diviso 1,90 più un diviso 1,90 — e viene fuori 0,5263 più 0,5263, cioè 1,0526. Il margine è 1 meno quel numero: poco più di 5 %. Tradotto in soldi, su 100 € puntati una volta sola su quel mercato, la quota di ritorno dice che il mercato restituisce in media circa 95 € e il bookmaker ne trattiene circa 5,29 €. Quelle quote non sono un prezzo del listino di nessun operatore: sono l’esempio su cui si legge il meccanismo.
Il margine è lo strumento con cui si capisce perché una promozione non è mai quello che sembra. Una quota «maggiorata», un Supercombo, un rimborso, un bonus: ogni voce di questa famiglia si paga da qualche parte, e la parte che si paga da qualche parte è quasi sempre un margine più alto su un mercato che nessuno confronta con il mercato principale. Un combo a tre eventi porta dentro di sé il margine di tre mercati che si moltiplicano, e il numero finale è più grande della somma delle parti. Non c’è nulla di illecito in questo: è il prezzo del prodotto. Solo, non si vede.
Quanto costa provare a liberare un bonus
Un bonus non è denaro, e la differenza sta in una parola che ricorre nei termini di tutti: requisito di giocata. Il bonus viene accreditato, ma resta vincolato finché il giocatore non ha giocato una certa somma di denaro, e finché non l’ha fatto non è prelevabile. La legge non fissa un tetto ai bonus né un tetto al requisito di giocata, quindi l’importo, il rigioco e le quote minime sono quelli che ciascun operatore scrive nei propri termini. Su un punto, invece, una regola uniforme esiste: per le scommesse sportive l’importo massimo di bonus utilizzabile su ogni singola scommessa è di 100 €, e William Hill precisa che i bonus non sono subito prelevabili ma vanno giocati secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM.
Il costo medio di questa operazione si stima moltiplicando il volume che il bonus obbliga a giocare per il margine del mercato su cui lo si gioca. Con il margine dell’esempio a due esiti — poco più del 5 % — una quota di 100 € giocata una volta su quel mercato costa in media circa 5,29 €. Il risultato è una forbice e non una cifra: se il requisito obbliga a giocare una volta sola l’importo, il costo medio sta intorno ai 5 €; se il requisito obbliga a giocarlo venti volte, il volume diventa 2.000 € e il costo medio si sposta intorno ai 105 €. Il valore del bonus va letto dentro quella forbice, non contro di essa, e la stima vale in media su molte giocate: non descrive l’esito di una serata. Chi gioca con requisiti alti e quote minime compie la stessa operazione con un margine più largo, e la sua stima peggiora.
La normativa: cosa cambia quando il sito ha una concessione
Il quadro normativo italiano del gioco a distanza poggia su un testo che ha riordinato la materia: il Decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024. Il nome del provvedimento dice «riordino del settore dei giochi pubblici, a distanza», e la parola chiave è un’altra: concessione. Non esistono licenze aperte. Si partecipa a una gara pubblica, si vince, si gestisce il gioco per un massimo di nove anni senza rinnovo (art. 6, comma 3), e durante quel periodo le condizioni della concessione e il regime fiscale restano fissi (art. 4, comma 3, e art. 5, comma 3). Tra i requisiti elencati dall’art. 6, comma 5 ci sono una società di capitali con sede nello spazio economico europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che l’ADM fissa nella gara. Il dato della gara di settembre 2025 è già stato detto: 93 domande, 52 concessioni a 46 società, circa 7 milioni di euro per nove anni, regime nuovo dal 13 novembre 2025.
Chi cerca la sigla «AAMS» su un sito italiano troverà spesso, nel piè di pagina, una versione più vecchia di questa storia. Il titolo però parla un’altra lingua: la legge dice «concessione», e il numero che la identifica sta nelle condizioni del conto. Un marchio che non è sulle 52 righe lette il 25 ottobre 2026 non ha alcun titolo per offrire gioco a distanza a un giocatore in Italia — e vale la pena nominare il caso, perché è quello che i lettori cercano più spesso: Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non figurano tra quelle righe. Non è un giudizio sul prodotto. È una fotografia di un elenco, e un elenco si aggiorna.
Cosa può essere offerto e cosa dipende dal singolo titolo
L’art. 6, comma 1 elenca i giochi che si possono offrire a distanza con una concessione, e la lista è più larga di quanto il giocatore di scommesse immagini: scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse dei cavalli; totalizzatori sportivi e ippici; l’ippica nazionale; giochi di abilità, carte e giochi di sorte a quota fissa; scommesse a quota fissa con interazione diretta tra i giocatori; il bingo. Il vincitore della gara può gestirne uno o più, in qualunque combinazione. La frase da tenere a mente è l’ultima: la concessione non è un pacchetto unico, e un operatore può detenere il diritto alle scommesse sportive come no.
Il palinsesto è lo strumento con cui questo si concretizza. L’art. 2, lett. s) lo definisce come il programma degli eventi e dei tipi di scommessa predisposto dal concessionario e approvato dall’ADM, e la scommessa si può prendere solo su eventi che ne fanno parte. ADM aggiunge gli eventi uno per uno: nel settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 come primo partner secondo la stampa di settore. Le partite virtuali, cioè le scommesse su eventi simulati — eventi sportivi, ippici e di altro tipo generati al computer o ricostruiti da un evento reale — sono definite dall’art. 2, lett. v), ammesse dentro una concessione per le scommesse sportive, e nei siti degli operatori compaiono in una sezione «Virtuali».
L’ippica, invece, è due cose diverse nella stessa legge, e confonderle porta a leggere male il listino. Le scommesse sulle corse dei cavalli, a quota fissa o a totalizzatore, stanno dentro l’art. 6, comma 1, lett. a) come le altre scommesse sportive. I giochi di ippica nazionale — vincente, accoppiata, tris, quarté e quinté, nella definizione dell’art. 2, lett. h) — richiedono una concessione propria, e se un marchio offra online i totalizzatori di ippica nazionale non è cosa che questo confronto possa stabilire. Chi scommette sul trotto troverà nel palinsesto la risposta, e la troverà sotto la voce giusta.
Sul gioco live la situazione è opposta: lo offrono tutti i grandi operatori, ma le regole dell’ADM sui mercati in diretta, sui ritardi e sugli eventi non sono definite in questa sede, e non esiste un elenco dei mercati live. C’è poi un punto che riguarda specificamente gli esports: se il palinsesto li comprenda, non lo sappiamo. E sulle scommesse riferite a eventi di minori esiste una determinazione dirigenziale dell’ADM che cita il DM 111/2006, ma il suo contenuto non è noto.
Su una cosa, infine, la risposta è netta e vale più di molte rassicurazioni: un tetto statutario in euro alle puntate nelle scommesse sportive non risulta. Gli strumenti che limitano davvero il giocatore sono i suoi autolimiti e il limite di deposito che sceglie in registrazione. Chi cerca una norma che gli impedisca di esagerare non la troverà: la protezione che la legge mette a disposizione è una scelta, non un divieto.
La pubblicità è vietata e la partita si gioca in tribunale
Il Decreto Dignità, all’art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito dalla L. 96/2018, è in vigore, e l’ADM lo ha citato in una nota del 28 febbraio 2024: «è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet». A vigilare è l’AGCOM, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione.
La norma e la sua applicazione stanno vivendo due vite diverse, e questa è la parte che nessun bonus spiega. Nel 2025 l’AGCOM non ha registrato sanzioni per violazione del divieto, secondo la stampa di settore; il TAR Lazio, con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; due rinvii pregiudiziali alla Corte di giustizia dell’Unione europea sono pendenti — il C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e il C-194/25 sulla necessità della notifica del divieto. Esiste anche una proposta, e non è una legge: un emendamento di Forza Italia alla legge di bilancio del 2026 per togliere il divieto sulla pubblicità indiretta, per esempio sulle sponsorizzazioni. Il suo esito non è noto, e alla data di verifica il divieto è in vigore.
La conseguenza per il lettore è più concreta di quanto sembri. Se le squadre di Serie A non hanno più uno sponsor di scommesse sulla maglia, la ragione non è un cambio di costume ma l’art. 9 di un decreto, e questo cambia il modo in cui si legge la pubblicità che compare comunque — su un sito .it, dentro un’app, in una notifica. L’ADM, nella stessa nota, ricorda che anche la pubblicità ai siti illegali è reato, e che la Legge 401/1989 prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizzi in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero. Il marketing è una materia regolata anche quando non sembra.
Un equivoco va sciolto, perché è il più diffuso: il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza dei bonus. Non esiste un tetto statutario ai bonus né un tetto al requisito di giocata, quindi importi, rigioco e quote minime vengono dai termini di ciascun operatore. Il silenzio pubblicitario non ha cancellato l’offerta; l’ha spostata nei termini e nelle condizioni, dove il giocatore la incontra soltanto se la va a cercare.
Chi paga l’imposta e chi dichiara le vincite
Sul prelievo fiscale il mercato italiano fa una cosa che sorprende chi arriva da altri paesi: l’imposta la paga l’operatore, non il giocatore. La fonte è l’imposta unica sulle scommesse a quota fissa, disciplinata dall’art. 4 del D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, modificato dalla legge di bilancio per il 2025: 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite. Le scommesse a quota fissa sull’ippica pagano le stesse aliquote (prima erano il 43 % e il 47 %), mentre le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % sull’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta nel cosiddetto Decreto Sport per portare le aliquote al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti da bonus entrino nella base imponibile, non lo sappiamo.
Per il giocatore la conseguenza è semplice: le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo a chi le riceve e non vanno dichiarate, perché il prelievo cade sul concessionario. È una ricostruzione riportata dalla stampa di settore nel 2024 e nel 2026 — le vincite sarebbero tassate alla fonte, il giocatore riceve la somma al netto e non dichiara nulla — e non è confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria: su questo punto conviene consultare un commercialista.
Il discorso cambia radicalmente fuori dal perimetro della concessione, ed è l’altra faccia della medaglia fiscale. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come «redditi diversi» ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per siti registrati o ospitati all’estero, tassabili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto senza deduzioni. La lettura pratica è: nessuna ritenuta e una dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730; l’aliquota IRPEF applicata non è nota, e la posizione va riassunta così: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, e non è consulenza fiscale. La differenza tra un sito con concessione e uno senza non è quindi solo una questione di tutele: è anche una differenza tra due regimi fiscali completamente diversi, con il secondo che mette una pratica dichiarativa in mano al giocatore.
Cosa resta scoperto su un sito senza concessione
Il quadro si chiude dove si era aperto: sul confine. Offrire gioco a un giocatore in Italia senza concessione è illegale, e l’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 costruisce il meccanismo di sorveglianza: l’ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, tiene la lista dei siti di offerta legale riferiti ai concessionari e quella dei siti la cui accessibilità è inibita, e le rende pubbliche sui siti istituzionali dell’Agenzia e della Guardia di Finanza. I fornitori di servizi internet e i prestatori di servizi di pagamento che violano un ordine dell’ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. I domini inibiti vengono reindirizzati a una pagina di avviso.
Il blocco funziona a livello di DNS, e questo significa che non è istantaneo per tutti. Un’ordinanza del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini secondo quanto riportato dalla stampa di settore, con riferimento all’ordinanza del 24 settembre 2025; gli aggiornamenti del 2026 aggiungono decine o centinaia di domini ciascuno, e i mirror riappaiono nel giro di ore. La parola che il settore usa per il risultato è «oscurati», e descrive bene la natura di questo confine: non è un muro, è una tenda che viene tirata più volte al giorno.
C’è un articolo che va letto con attenzione perché riguarda direttamente il giocatore e non l’operatore, ed è l’art. 4 della Legge 13 dicembre 1989, n. 401, nella lettura che ne dà l’ADM il 28 febbraio 2024: «la Legge 401 … prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda ai soggetti che pubblicizzano in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’Estero. Anche il partecipante alle scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi». Non conosciamo l’importo in euro dell’ammenda né l’esistenza di procedimenti contro un giocatore: il punto qui non è spaventare, è informare che la posizione del giocatore non è neutra. Per gli operatori, l’art. 4, comma 4-bis copre la raccolta di scommesse in Italia anche quando l’accettazione avviene all’estero.
Il confronto onesto, messo su due colonne, è questo. Una concessione ADM porta con sé il RUA, la vigilanza dell’Agenzia, strumenti di limite obbligatori e un foro italiano. Un marchio .com senza titolo non porta nulla di tutto ciò, è esposto al blocco DNS e, per come la stessa ADM descrive la norma, espone il giocatore a una sanzione di natura penale. I siti offshore che accettano giocatori italiani esistono e compaiono nei risultati di ricerca con licenze straniere, che in Italia non hanno alcun valore: la zona offshore è un territorio senza tutele, dove nessun marchio è nominato in questa sede e nessun dettaglio su metodi di deposito o bonus viene preso in considerazione.
La prevenzione: limiti, autoesclusione e quello che succede dopo
A registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito, e questa è la prima decisione davvero vincolante che prende. L’art. 15, comma 1 del D.Lgs. 41/2024 costruisce l’intero impianto: autolimiti su tempo, spesa e perdita; limiti sugli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati dall’ADM; messaggi automatici sulla durata della sessione e sulla spesa; strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto; un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana e otto ore al giorno. Il giocatore sceglie un limite settimanale o mensile, e le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale già in fase di iscrizione; una riduzione ha effetto immediato, un aumento richiede sette giorni. Il valore del limite che l’ADM fissa nella gara non è noto.

La meccanica di quell’attesa è la parte che conta, e non è un dettaglio burocratico. Se il limite si può alzare in un clic, il limite non esiste: chi ha appena perso tre scommesse lo alza nella stessa serata. Il ritardo di sette giorni serve esattamente a togliere il limite dalla portata dell’impulso del momento. AdmiralBet, nei propri termini, chiede in registrazione di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, e conferma la stessa asimmetria: un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato attende sette giorni. È una regola che sembra un ostacolo e in realtà è l’unica cosa che distingue un limite da un proposito.
Il contenuto degli strumenti varia da operatore a operatore, e vale la pena guardarlo con attenzione invece di darlo per scontato. bet365 comprende periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia indica il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. È un insieme dichiarato di strumenti, non una garanzia di risultato, e il lettore dovrebbe trattarlo come un punto di partenza da confrontare con quello che gli serve davvero.
Come funziona l’autoesclusione e perché conviene conoscerla prima
L’autoesclusione, in Italia, non è una funzione del singolo bookmaker. È un registro. Il RUA — il Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018 — blocca tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia e anche le sale fisiche, e questo la rende uno strumento di natura diversa da un «blocco account» interno a un operatore. L’art. 15, comma 1, lett. e) impone strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo scelto dal giocatore. La forma dell’esclusione può essere trasversale, cioè verso tutti i concessionari con blocco dell’apertura di nuovi conti, oppure riferita a un singolo concessionario o a una singola categoria di gioco, come le scommesse a quota fissa.
La durata è il punto su cui le informazioni cambiano, e va letta con attenzione. L’autoesclusione può durare fino a 270 giorni a scelta del giocatore oppure essere a tempo indeterminato, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi; quella a tempo determinato non può essere revocata prima della scadenza. AdmiralBet, nei propri termini, indica periodi di 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, e la stessa pagina segnala che dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo nove mesi. Una stampa di settore riporta che le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026. La conseguenza è di quelle che si scoprono tardi: chi ha in mente un blocco breve deve sapere che la scelta di durata non è elastica dopo, e che il tempo indeterminato non si scioglie in poche settimane.
Durante l’autoesclusione registrata dal concessionario nel RUA non si possono fare depositi, giocate né aprire conti presso alcun operatore con concessione ADM, ma il saldo prelevabile resta prelevabile. Questa è la differenza tra un blocco e un sequestro, ed è la ragione per cui il sistema funziona: il giocatore non perde il proprio denaro, perde la possibilità di rimetterlo in gioco.
Dove la tutela si interrompe
La richiesta di autoesclusione si fa dal portale ADM con SPID, oppure a uno dei concessionari presso cui si ha un conto aperto. Il numero verde nazionale 800 558822 offre sostegno gratuito e anonimo a chi ha problemi con il gioco, e questa è la via più semplice per chi non vuole passare dalla propria banca dati di gioco.
Il punto critico è quello che il RUA non copre. I siti senza concessione non sono collegati al registro, quindi un giocatore autoescluso che si reiscrive su un marchio .com senza titolo non trova alcun blocco: ha attraversato il confine della tutela senza accorgersene, e l’autoesclusione — che sembrava una barriera — si è rivelata una barriera con una porta laterale. È l’argomento che rende il tema della concessione non una questione legale ma una questione pratica, e vale più di qualsiasi avvertenza sul gioco responsabile scritta in fondo a una pagina.
Sul piano della trasparenza il legislatore ha messo un obbligo quantificato: l’art. 15, comma 2 dispone che ogni concessionario spenda lo 0,2 % del proprio ricavo netto, per un massimo di 1.000.000 € all’anno, in campagne informative o di comunicazione responsabile su temi indicati da una commissione governativa. È una cifra piccola in proporzione — lo 0,2 % non cambia il bilancio di nessuno — e il lettore può giudicare da sé quanto pesi. Il Decreto Dignità, dal canto suo, promuove la pubblicità del gioco pubblico che serva a un gioco sicuro e responsabile (art. 3, lett. l) e consente a un concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo (art. 3, lett. m; art. 15, comma 3). La pubblicità del gioco è vietata; la comunicazione che protegge il giocatore no. La linea tra le due è sottile, e chi la traccia è l’AGCOM.
Sull’età e sull’identificazione il quadro è rigido e conviene dirlo chiaramente. L’art. 3, comma 1, lett. a) indica la tutela dei minori come principio, le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco, e la legge italiana fissa l’età a 18 anni. Il conto di gioco richiede un’identificazione completa. Per aprirlo, BetFlag rimanda alle procedure con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e il gioco è vietato ai minori di 18 anni. AdmiralBet accetta registrazione classica con fronte e retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png, oppure SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo e importa i dati automaticamente. La differenza tra le due strade non è solo di comodità: senza SPID il conto va comunque convalidato, e le pagine degli operatori indicano in 30 giorni il termine oltre il quale il conto viene sospeso e i prelievi bloccati. Un lettore che ha aperto un conto e non ha ancora completato la verifica ha una data di scadenza che non sapeva di avere.
I dieci bookmaker con concessione, uno per uno
Questa parte non è una graduatoria e non lo diventerà. L’ordine è quello con cui i titoli sono stati letti, e le schede non contengono un solo aggettivo che i fatti non sostengano. Tre operatori su dieci sono casinò con un’offerta sportiva agganciata; due hanno una funzione che nessun altro nomina; su un punto — quali mercati, quali quote, quali tipi di scommessa — la scheda dell’app è tutto quello che c’è.
Sisal: la concessione n. 16020 e l’accesso che non passa dalla password
Sisal Italia S.p.a. è il titolare della concessione n. 16020 per il sito Sisal.it. La descrizione pubblica dell’offerta passa da un dettaglio tecnico: l’app Sisal Matchpoint per le scommesse sportive permette di accedere al conto di gioco anche con Touch ID e di piazzare le scommesse da mobile. È una funzione che sembra una comodità da telefono e che invece ha un effetto sul modo in cui si gioca: entrare con l’impronta digitale richiede due secondi, e due secondi sono esattamente il tempo che separa una scommessa ragionata da una scommessa di riflesso. Nessun altro dei nove descrive l’accesso biometrico.
Il resto della scheda non entra nel dettaglio dei mercati, delle quote o delle tipologie di scommessa, e questo è un limite dell’informazione pubblica, non una mancanza del prodotto. Chi vuole sapere se Sisal copre una determinata competizione o offre un tipo di multipla deve aprire il palinsesto. La concessione, in compenso, è dichiarata e verificabile, e il titolare è una società italiana con una storia lunga nella rete fisica.
Il verdetto è breve: il valore qui è l’app, non il catalogo. Chi scommette principalmente da mobile e considera la rapidità di accesso una parte dell’esperienza trova in Sisal una risposta concreta, con l’avvertenza che la stessa rapidità è una lama a doppio taglio per chi tende a giocare d’impulso.
SNAI: la concessione n. 16032 e il catalogo dei mercati come argomento
Snaitech Spa porta la concessione n. 16032 per Snai.it. L’app SNAI Sport offre scommesse singole, multiple e sistemi, con mercati sul risultato esatto, sul numero di goal, sui tiri in porta, sui cartellini e sui rigori, e la funzione Cash Out per chiudere le schedine prima della fine dell’evento. È la descrizione più analitica del gruppo: nessun altro dei dieci nomina i tiri in porta o i cartellini, e questa granularità è un’informazione sul tipo di giocatore a cui l’operatore parla.
Il Cash Out merita una riga perché cambia la natura della scommessa più di quanto sembri. Chiudere una schedina prima della fine dell’evento significa scambiare un esito incerto con una somma certa, e quella somma è fissata dall’operatore con un margine che non è lo stesso margine del mercato iniziale. È uno strumento utile e non gratuito, e la sua presenza nella scheda dice che qualcuno ha costruito un motore di prezzi in tempo reale per sostenerlo.
Il verdetto è questo: SNAI costruisce l’argomento sul catalogo, e per chi cerca un mercato laterale — i cartellini, i tiri, il risultato esatto — la ricchezza dichiarata è un motivo di preferenza concreto. Chi gioca solo l’1X2 troverà in questa scheda meno di quello che cerca, perché la maggior parte di quello che SNAI racconta riguarda i mercati che l’1X2 non è.
AdmiralBet: la concessione n. 16048 e il titolo scritto dentro i termini
Admiral Bet S.r.l. è il titolare della concessione n. 16048 per Admiralbet.it, ed è l’unico dei dieci a dichiararlo dentro le condizioni del conto di gioco: i termini affermano che la società è concessionaria per il gioco a distanza in virtù della concessione n. 16048 rilasciata dall’ADM e che il servizio viene fornito tramite il sito dell’operatore. È il tipo di frase che un operatore senza titolo non scrive, ed è anche il tipo di frase che quasi nessun giocatore legge, perché sta in un documento che si accetta con una spunta.
L’apertura del conto segue due strade. La registrazione classica richiede il caricamento del fronte e del retro di un documento valido in formato .pdf, .jpg o .png. In alternativa, lo SPID di livello 2, che richiede anche un codice temporaneo e importa i dati automaticamente. La seconda strada è più rapida e, per un lettore che già usa SPID per i servizi pubblici, azzera una parte del lavoro.
Sugli strumenti di controllo AdmiralBet è l’operatore su cui questo confronto ha più da dire. In registrazione chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile, con una riduzione che ha effetto immediato e un aumento che ne richiede sette. La stessa logica vale per l’autoesclusione, indicata nei termini in periodi di 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; i termini segnalano inoltre che dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, o indeterminata con revoca possibile dopo nove mesi.
Il verdetto riguarda quel doppio orizzonte temporale: AdmiralBet chiede al giocatore tre decisioni vincolanti — limite di ricarica, di spesa e di tempo — nello stesso momento in cui gli chiede di scegliere una password, cioè quando la voglia è massima e la capacità di giudizio minima. È una scelta che protegge e che insieme sposta sul giocatore una responsabilità che molti non sanno di avere. Chi arriva preparato a quel passaggio, con un’idea già chiara del proprio budget, ne esce con un conto più sano di chi lo affronta distrattamente.
StarCasinò: la concessione n. 16026 e un casinò con il calcio accanto
Azzurri Limited porta la concessione n. 16026 per Starcasino.it. La descrizione dell’app è esplicita sul baricentro del prodotto: permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò. L’ordine delle parole non è casuale. L’offerta sportiva è reale e c’è, ma il marchio è costruito sul casinò, e chi arriva qui cercando un bookmaker puro trova una casa diversa.
È il primo dei due marchi Azzurri Limited di questa lista, e il fatto è più interessante di una nota societaria: StarCasinò e Betsson hanno lo stesso titolare e due codici distinti, 16026 e 16027. La concessione è per sito, e il gruppo ha due siti, quindi ha due titoli. Chi apre un conto su StarCasinò ha un rapporto contrattuale con StarCasinò, non con il gruppo, e non può portare il proprio saldo o il proprio profilo sull’altro marchio.
Il verdetto: l’offerta sportiva qui è un’ala dell’edificio, non la facciata. Chi cerca un bookmaker con un casinò accanto è nel posto giusto; chi cerca un bookmaker e non vuole avere il casinò a portata di clic sta valutando un prodotto che non è quello che gli serve. La distinzione non è un pregiudizio, è una lettura di come il marchio si descrive.
Betsson: la concessione n. 16027 e un palinsesto largo dentro un gruppo condiviso
Azzurri Limited è anche il titolare della concessione n. 16027 per Betsson.it. L’app Sportsbook & Casinò offre scommesse pre-match e live su migliaia di eventi, con mercati come 1X2, Under/Over, Goal/NoGoal, marcatori e combo. È la descrizione del gruppo che parla più chiaramente di volume: migliaia di eventi e la coppia pre-match/live indicata come pari dignità, non come una funzione accessoria.
La sigla GG/NG — goal/no goal — compare qui come Goal/NoGoal, e indica un mercato che non riguarda chi vince ma se si segna, il che la dice lunga sul tipo di giocatore a cui l’operatore si rivolge: qualcuno che non vuole necessariamente prendere posizione sul risultato. È una famiglia di mercati che il giocatore scopre tardi e che, una volta scoperta, cambia il modo in cui guarda una partita.
Il verdetto: Betsson e StarCasinò condividono il titolare e non il prodotto, e la scelta tra i due non è una scelta di qualità ma di centro di gravità. Chi vuole un bookmaker con un catalogo ampio e i mercati classici ben esposti trova qui la descrizione più coerente con quella richiesta; chi cerca il casinò come prodotto principale ha l’altro marchio dello stesso gruppo, con un codice di concessione diverso.
Lottomatica: la concessione n. 16010 e lo streaming che serve al live
Goldbet Better Organization Italy S.p.a. porta la concessione n. 16010 per Lottomatica.it. La descrizione è quella che copre più terreno in meno parole: l’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta. Il nome del titolare è la parte da leggere due volte, perché Goldbet Better Organization Italy non corrisponde al marchio: è la stessa cosa che accade con Bwin.it e altri siti del gruppo.
Lo streaming merita attenzione perché è la funzione che rende il live utilizzabile. Senza video, una scommessa in diretta si prende su un punteggio che scorre e su una statistica, e il giocatore è cieco. Con il video, la decisione cambia natura. È anche la funzione che il divieto di pubblicità ha reso più silenziosa: le sponsorizzazioni delle maglie sono sparite, ma lo streaming dentro l’app è rimasto, e la differenza tra le due cose la fa l’art. 9 del D.L. 87/2018.
Il verdetto è sul rapporto tra ampiezza e frequenza. Lottomatica copre le competizioni che un giocatore italiano segue davvero, e le copre con lo strumento che il gioco in diretta pretende. Chi scommette molto live trova qui la combinazione più completa tra quelle descritte; chi scommette pre-match e guarda la partita altrove può trovare l’offerta più larga di quello che gli serve.
Betfair: la concessione n. 16028 e l’exchange come gioco a parte
Betfair Italia S.r.l. porta la concessione n. 16028 per Betfair.it, e l’operatore è descritto come il primo exchange, con quel codice di concessione. La descrizione dell’app propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, più una sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate. La parola «maggiorate» è quella su cui vale la pena fermarsi: una quota maggiorata è un prezzo costruito, e il margine che c’è dentro è la prima cosa da guardare.
L’exchange, però, è l’elemento che rende Betfair diverso dagli altri nove, e la legge lo tratta come un gioco separato. L’art. 6, comma 1, lett. e) ammette le scommesse a quota fissa con interazione diretta tra i giocatori, e l’art. 2, lett. u) chiarisce il meccanismo: il giocatore può essere puntatore o banco, e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. La conseguenza fiscale è la parte che interessa: la documentazione di Betfair è riportata indicare regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima a favore di 200 centesimi con incrementi da 50 centesimi, e un articolo di settore del 2024 riferisce che sulle vincite il giocatore non deve nulla, perché il prelievo cade sul concessionario. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e con quali commissioni non è cosa che questo confronto possa dire.
Il verdetto: la Supercombo e i mercati combo sono la parte visibile, ma il motivo per scegliere Betfair è un altro, e riguarda il modo in cui si può prendere posizione — da puntatore o da banco — che nessun altro dei nove dichiara di offrire. Chi non ha mai usato un exchange troverà la curva di apprendimento ripida, e il minimo di puntata riportato è un promemoria del fatto che questo è un prodotto con regole proprie. Chi invece sa cosa farne, qui trova l’unica struttura di questo tipo nella lista.
NetWin: la concessione n. 16035 e un bonus quantificato
Netwin Italia S.p.a. porta la concessione n. 16035 per Netwin.it. L’offerta Sport-50 è un bonus reale pari al 100 % del primo deposito fino a 50 €, riservata ai nuovi giocatori con conto verificato, con un deposito minimo di 20 €. È l’unica offerta di benvenuto quantificata in questa lista, e il fatto che sia piccola è la parte interessante: 50 € di massimo significano che l’operatore non sta comprando il giocatore, sta cercando di fargli provare il prodotto.
Il requisito del «conto verificato» mette in fila una cosa che conviene sapere: il bonus arriva dopo la verifica, non prima, e senza SPID la verifica ha un termine di 30 giorni oltre il quale il conto viene sospeso e i prelievi bloccati, come indicano le pagine degli operatori. Chi apre un conto per prendere un bonus e non completa l’identificazione non prende nulla.
Sul limite massimo di bonus utilizzabile su ogni scommessa sportiva esiste una regola uniforme, ed è di 100 € per le scommesse sportive; William Hill, che è fuori da questa lista, precisa che i bonus non sono subito prelevabili ma vanno giocati secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM. È il meccanismo che vale per tutti, non l’eccezione di uno: il bonus è denaro che esiste solo dopo che è stato giocato, e la parte che si gioca porta dentro di sé un margine.
Il verdetto: NetWin è l’unico dei dieci a dire un numero, e questo lo rende il banco di prova per leggere tutti gli altri. Chi vuole capire che cos’è davvero un bonus di benvenuto dovrebbe partire da qui, perché la cifra è piccola, il deposito minimo è dichiarato e la differenza tra l’importo promesso e quello che resta in tasca dopo il rigioco si vede meglio su 50 € che su cinquecento.
bet365: la concessione n. 16030 e la società maltese dietro il marchio
Hillside (New Media Malta) Plc è il titolare della concessione n. 16030 per Bet365.it, ed è il dato che vale la pena leggere con calma: la concessione italiana non richiede una sede italiana, richiede una società di capitali con sede nello spazio economico europeo. Malta è dentro. Il marchio, quindi, ha un titolo italiano e una società maltese, e la legge considera le due cose compatibili.
Sul prodotto, bet365 si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e copre Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live. È la lista di sport più eterogenea tra quelle descritte — le freccette e la boxe raramente compaiono altrove — e accanto a questa offerta l’operatore dichiara un insieme di strumenti di gioco responsabile: periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione, con il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22 indicato per i residenti in Italia.
Il verdetto: la struttura societaria maltese non è un’anomalia da segnalare e nemmeno un vantaggio da vendere, è ciò che la gara prevede; quello che pesa per il giocatore è che il titolo è italiano, il sito è .it e il RUA vale anche qui. L’eterogeneità del palinsesto diventa il criterio di scelta: chi scommette su sport che gli altri operatori liquidano con una riga trova qui l’offerta più larga, mentre chi cerca profondità sul calcio e basta non guadagna nulla da freccette e boxe che non guarderà.
Eurobet: la concessione n. 16012 e il palinsesto senza confini
Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale porta la concessione n. 16012 per Eurobet.it, e la scheda del titolare dice anche un’altra cosa: la stessa società gestisce Bwin.it e giocodigitale.it, il che rende Eurobet l’esempio più chiaro del fatto che una società può tenere più concessioni e che ogni sito ha la sua.
L’app Eurobet Sport descrive un palinsesto che parte dal calcio, dal tennis e dal basket e arriva a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, come le elezioni. È l’elenco più largo dei dieci, e comprende due categorie che nessun altro nomina: gli scacchi e gli eventi non sportivi.
Il palinsesto è materia regolata, e questo spiega perché l’ampiezza non sia un semplice esercizio commerciale. La definizione normativa lo descrive come il programma degli eventi e dei tipi di scommessa predisposto dal concessionario e approvato dall’ADM, e ADM aggiunge gli eventi uno per uno — nel settembre 2026 ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 come primo partner secondo la stampa di settore. Un palinsesto come quello di Eurobet, con elezioni e reality show dentro, è il risultato di un lavoro di autorizzazione che pochi immaginano.
Il verdetto: l’ampiezza qui è verticale e non orizzontale, e serve un giocatore con interessi fuori dal comune. Chi segue il ciclismo, il volley o il golf trova in Eurobet la copertura dichiarata più estesa; chi cerca il migliore prezzo sul derby non trova in questa scheda un argomento che lo riguardi, perché nessuna delle voci descritte riguarda il mercato principale.
Quello che resta da controllare prima di depositare
Il percorso che porta da una ricerca a un deposito ha tre punti di verifica, e conviene farli nell’ordine in cui costano meno. Primo: il dominio su cui si sta per giocare è quello della riga dell’elenco? La concessione è per sito, quindi la risposta non si estende al marchio e non si estende al gruppo. Secondo: nei termini del conto compare il numero di concessione e il nome della società? È il controllo che AdmiralBet passa per iscritto, e che chiunque può rifare su qualunque operatore in due minuti. Terzo: il palinsesto contiene quello che si vuole giocare? La lista dell’ADM non ha una colonna per i giochi, e nessuna riga con un codice da sei cifre dimostra da sola che l’operatore accetti una singola di calcio.
Sul tema delle offerte, la lettura da portare a casa è una sola: un bonus è denaro vincolato, non denaro regalato. L’importo massimo di bonus utilizzabile su ogni scommessa sportiva è di 100 €, e il bonus non è prelevabile finché non è stato giocato secondo il requisito di giocata previsto dalle normative ADM. Con il margine dell’esempio a due esiti, una quota di 100 € giocata una volta costa in media poco più di 5 €, e ogni passaggio in più del requisito moltiplica quel costo. Chi legge i termini prima di accettare un bonus non è più furbo degli altri: è semplicemente uno che ha guardato il prezzo.
Sui limiti, la prima decisione è la più importante e la si prende una volta sola. Il limite di deposito che il giocatore sceglie in registrazione resta modificabile verso il basso con effetto immediato e verso l’alto soltanto dopo sette giorni. È l’unico strumento che il giocatore controlla davvero, e va scelto come si sceglie una cifra che si è disposti a perdere in una settimana, non come si sceglie un tetto da alzare alla prima occasione.
Il confine, infine, resta quello che separa due mondi e non due prodotti. Dentro: RUA, vigilanza ADM, strumenti di limite obbligatori, foro italiano e un trattamento fiscale che si risolve in capo al concessionario. Fuori: nessun registro, nessuna tutela, blocco DNS a geometria variabile, un trattamento fiscale che mette una dichiarazione in mano al giocatore e, per come la stessa ADM descrive la norma, una sanzione di natura penale per chi partecipa a scommesse organizzate da operatori non concessionari.
Domande frequenti su AAMS e le scommesse in Italia
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si consulta l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato sul sito dell’ADM e si cerca il dominio, non il marchio: ogni riga corrisponde a un solo sito .it. Il secondo riscontro è nei termini del conto di gioco, dove l’operatore dichiara il numero di concessione e la società titolare.
Perché un bookmaker con concessione ADM usa un sito con dominio .it?
Perché la concessione è rilasciata per singolo sito e lega quel titolo a quel dominio. Un gruppo può tenere più concessioni e quindi più siti, come Eurobet Italia S.r.l. con Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it. Un dominio diverso da quello della riga non è coperto dal titolo.
Che cos’è il RUA e come funziona l’autoesclusione?
Il Registro Unico degli Autoesclusi, attivo dal 2018, blocca tutte le piattaforme online autorizzate in Italia e le sale fisiche. La richiesta si fa dal portale ADM con SPID o presso un concessionario. La durata arriva fino a 270 giorni o è indeterminata, con revoca possibile solo dopo almeno nove mesi.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
In registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile, e le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale già in fase di iscrizione. Una riduzione ha effetto immediato; un aumento richiede sette giorni. L’ADM fissa inoltre i limiti di deposito nella gara di concessione.
Quali rischi si corrono su un sito di scommesse non AAMS?
Nessun collegamento al RUA, nessuna vigilanza dell’ADM, nessuno strumento di limite obbligatorio e nessun foro italiano. Il dominio è soggetto al blocco DNS e ai reindirizzamenti dell’ADM, e la stessa ADM ricorda che il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Sui siti con concessione ADM il prelievo cade sul concessionario: l’imposta unica è del 20,5 % sulla rete fisica e del 24,5 % a distanza, calcolata sulla differenza tra puntate e vincite, e le vincite non sono tassate in capo al giocatore. Sui siti senza concessione la posizione è diversa: andrebbero dichiarate come redditi diversi, e non è consulenza fiscale.
Licenza ADM e sicurezza – Offertescommesse.com
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