Cricket scommesse in Italia: dieci concessioni ADM, un solo mercato e tutto quello che la quota non dice
Ultimo aggiornamento dei dati: 4 Novembre 2026, con le concessioni verificate sull’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM.

Chi apre per la prima volta una sezione cricket su un bookmaker italiano trova una scheda lunga e un calendario più lungo ancora, e istintivamente ordina per data. È l’errore che costa di più. Il cricket si legge per formato, non per giorno, perché è il formato a decidere quante ore dura un evento, quanti mercati il palinsesto può reggere e quanto la quota reagisce a un singolo lancio. Una partita di calcio finisce: novanta minuti più recupero, e chi scommette sa già quando chiudere l’app. Un Test match vive cinque giorni. Bookmaker e giocatore non stanno seguendo la stessa partita.
Il calendario del cricket: perché il formato conta più della data
I tre formati internazionali — Test match, One Day International e Twenty20 — vanno tenuti separati fin dall’inizio, perché si comportano come tre sport diversi sotto la stessa voce di menu. Una squadra di cricket ha undici giocatori in campo, ma è il numero di over a cambiare tutto il resto.

Il Test è la forma lunga. Dura fino a cinque giorni, con al massimo quattro inning complessivi, due per squadra; sono previsti almeno novanta over in una giornata di gioco e un incontro che nessuna delle due squadre vince è un pareggio. Il pareggio, nel cricket, è un esito che esiste. Non è un annullamento, non è un rimborso: è un risultato come gli altri. Chi ha in mano una multipla su due Test rischia di aspettare mercoledì per sapere se ha vinto, e questo cambia il senso di mettere quel Test dentro una combinazione insieme a una partita di Serie A che si gioca stasera.
Il One Day International comprime tutto in una giornata: cinquanta over fissi per squadra, un solo inning a testa. Il punteggio in parità quando la squadra che insegue è tutta eliminata o ha finito gli over produce un pareggio, non una vittoria per chi batteva per primo. Ma la variabile che conta davvero qui è il meteo, perché gli ODI si giocano spesso in stagioni e latitudini dove la pioggia decide il programma. Negli incontri condizionati dalla pioggia il metodo Duckworth-Lewis-Stern di solito stabilisce il bersaglio o il risultato; se si giocano troppi pochi over — di norma venti — l’incontro viene dichiarato senza risultato.
Quell’ultima espressione è la più importante dell’intera pagina per chi scommette. «Senza risultato» non è «pareggio». È un terzo esito che il regolamento prevede e che molti giocatori non hanno mai incontrato in un altro sport: nel calcio una partita rinviata si rigioca, e la scommessa si sistema; nel cricket la partita può essere cominciata, essere andata avanti per ore e finire comunque senza risultato. Il lettore che vede una quota alta su un ODI in un periodo monsonico non sta guardando un’occasione. Sta guardando un prezzo che incorpora la probabilità che quella partita non arrivi mai a un esito.
Il Twenty20 è il formato che il mercato italiano conosce meglio senza saperlo. Ogni squadra batte per un massimo di venti over, centoventi lanci regolari, un lanciatore può lanciare al massimo quattro over, e un incontro in parità si decide con un super over. Niente pareggio, quindi: il T20 è progettato per produrre un vincitore, e ci riesce quasi sempre. Tre ore, un risultato leggibile la sera stessa.
Perché tutto questo conta per chi scommette in Italia? Perché il cricket non ha, qui, l’infrastruttura del calcio. Non esiste una Serie A del cricket con un calendario che un tifoso italiano conosce a memoria. La competizione che struttura la stagione internazionale è gestita dall’International Cricket Council, che governa il gioco e conta dodici membri effettivi con status di Test; il World Test Championship ha iniziato la sua stagione inaugurale nel 2019. E il tipo di evento che un bookmaker italiano può proporre è quello dei grandi tornei: l’India ha vinto la ICC Men’s T20 World Cup 2026, giocata dal 7 febbraio all’8 marzo 2026 e organizzata congiuntamente da India e Sri Lanka con venti squadre, battendo la Nuova Zelanda di 96 run in finale. Venti squadre, un mese di partite, un flusso di eventi che nessuna sezione cricket costruita sulle partite di club riesce a eguagliare.
Il calendario internazionale porta però con sé una geografia scomoda. Molte partite si giocano quando in Italia è notte, e seguire un live significa essere davanti a uno schermo alle tre del mattino. Non è un difetto del cricket: è una proprietà del prodotto. Spiega, meglio di qualunque altra cosa, perché la copertura di questo sport in Italia resta più sottile di quella riservata ad altri sport internazionali, e perché il confronto tra operatori va fatto sulla tenuta del palinsesto nei mesi in cui il cricket è acceso, non sul numero di sport in vetrina.
La scelta, per il lettore, si riduce a due percorsi. C’è chi vuole un bookmaker con un catalogo ampio, che quasi certamente tiene una finestra aperta sul cricket anche fuori dai grandi tornei, e accetta gli orari notturni come parte del gioco. E c’è chi vuole un operatore che copra il cricket solo quando c’è l’evento di richiamo, ma con tutti i mercati e il live che servono in quella finestra. Il primo percorso premia la costanza; il secondo premia la profondità nel momento che conta. Nessuno dei due è sbagliato, ma sono due modi diversi di spendere lo stesso budget.
Fondamenti: come si costruisce e come si legge una quota
Prima di parlare di margini e di confronto tra operatori serve un passaggio che molti saltano: capire cosa significa la cifra che il bookmaker mette accanto a un esito. La quota non è una previsione. È un prezzo. E come ogni prezzo contiene un ricarico.

In Italia la quota si scrive con la virgola decimale — 1,85, non 1.85 — e incorpora due cose: la probabilità che il bookmaker attribuisce a quell’esito e la propria commissione. La formula che lega quota e vincita vale per ogni sport, cricket compreso: il ritorno di una giocata vincente è la puntata moltiplicata per la quota, mentre il profitto netto è la puntata moltiplicata per la quota meno uno. Puntare 10 € su una quota di 1,90 restituisce 19 €, di cui 9 € sono profitto e 10 € è la puntata che rientra. È il conto che il lettore deve saper fare a mente, perché è quello che gli permette di capire se una quota è generosa o solo appariscente.
Se la giocata è una multipla, le quote delle singole selezioni si moltiplicano in un unico prezzo. Quattro eventi a 1,90 ciascuno danno una quota complessiva vicina a 13,03, e una puntata di 10 € restituirebbe circa 130,30 €. Sembra generoso. È il punto in cui conviene fermarsi: ogni selezione aggiunta moltiplica il prezzo e moltiplica insieme la probabilità che l’intera combinazione fallisca. Nel cricket questo è più insidioso che altrove, perché i formati lunghi introducono il pareggio e il senza risultato, esiti che non tutte le tipologie di giocata trattano allo stesso modo. Prima di costruire una multipla su un Test, la domanda da portare ai termini dell’operatore è precisa: come viene trattato un incontro senza risultato dentro la combinazione? La risposta cambia il valore del prezzo che si sta guardando.
Un altro punto da fissare subito: la quota fissa è il cuore del prodotto. Il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, sul riordino del settore dei giochi pubblici a distanza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2024, elenca all’art. 6, comma 1 le tipologie di gioco che si possono offrire a distanza in regime di concessione. La lettera a) nomina le scommesse a quota fissa e a totalizzatore su eventi sportivi, compresi quelli simulati, e su corse di cavalli. Il totalizzatore è il meccanismo alternativo, in cui il montepremi si forma dalle puntate raccolte; se qualche operatore italiano offra oggi un totalizzatore sportivo online non risulta da alcun elenco ufficiale. La conseguenza pratica è che la forma che il lettore incontrerà quasi sempre è la quota fissa, con il prezzo fissato dal concessionario prima dell’evento.
Nella stessa lettera compaiono le scommesse su eventi simulati, definite all’art. 2, lett. v) come competizioni sportive generate al computer, mostrate con animazione o come evento reale preregistrato. Non è cricket giocato da esseri umani, e la distinzione non è pedanteria burocratica. Un mercato su un evento simulato non ha la variabile meteo, non ha il pareggio reale, non ha il Duckworth-Lewis-Stern. Ha un algoritmo. La sezione «Virtuali» è presente su molti siti e promette partite che partono ogni pochi minuti, senza pause e senza sorprese: è un prodotto legittimo e regolato, ma è un altro prodotto.
C’è poi la questione dell’ippica, che con il cricket non c’entra ma serve a mostrare la logica della legge. Le corse dei cavalli compaiono due volte nel decreto: come scommesse a quota fissa o a totalizzatore dentro l’art. 6, comma 1, lett. a), e come giochi di ippica nazionale alla lett. c), che richiedono una concessione separata. La stessa architettura vale per il resto del palinsesto: tipologie di gioco distinte dentro lo stesso quadro normativo, ciascuna con la propria collocazione. Una concessione, da sola, non garantisce che un operatore offra tutti i giochi che il lettore immagina.
E infine il pezzo che riguarda direttamente il cricket. L’art. 2, lett. s) definisce il palinsesto come il programma degli eventi — sportivi, incluse le corse dei cavalli, e non sportivi — e delle tipologie di scommessa, predisposto dal concessionario e approvato da ADM. Una scommessa può essere accettata solo su eventi che stanno dentro il palinsesto approvato, e ADM aggiunge gli eventi uno alla volta: a settembre 2026, secondo quanto riporta la stampa di settore, ha autorizzato la Setka Cup, con bet365 primo partner. Ecco perché la presenza di un mercato cricket su un sito italiano non è mai scontata. Non dipende soltanto dalla volontà commerciale dell’operatore: dipende da cosa è stato approvato, evento per evento. E cosa contenga esattamente il palinsesto di ciascun operatore, quali sport e quali tipi di scommessa, non è visibile da nessun elenco pubblico. Si vede aprendo il sito e l’app, con il calendario della settimana davanti.
Il margine del bookmaker: dove la quota diventa costo
Questa è la parte che nessun sito promozionale spiega volentieri, ed è la ragione per cui vale la pena guardarla da vicino. Il bookmaker non è un avversario che scommette contro il giocatore. È un intermediario che costruisce un mercato e ci mette dentro il proprio ricarico. Quel ricarico si chiama margine, e si legge dalle quote.
Prendiamo un mercato a due esiti in cui il bookmaker propone 1,90 e 1,90. È una coppia di quote illustrative, utile a mostrare il meccanismo e non un prezzo quotato su un evento reale. Ogni quota di 1,90 corrisponde a una probabilità implicita di poco superiore al 52,6 %. Sommando i due esiti si arriva a circa il 105,2 %, e quel 5,2 % oltre il 100 % è la misura del margine. Il bookmaker non ha costruito due esiti da 50 e 50. Ha costruito due esiti da 52,6 e 52,6, e la differenza è il suo incasso atteso su ogni unità puntata.
La formula esatta, per chi vuole rifarla su qualunque mercato, è questa: la quota di ritorno del mercato è uno diviso la somma degli inversi di tutte le quote degli esiti del mercato; il margine è cento per cento meno quella quota di ritorno. Su due esiti a 1,90 la somma degli inversi è circa 1,0526, il reciproco è circa 0,95, quindi il ritorno si aggira intorno al 95 % e il margine intorno al 5 %. Spostando entrambi gli esiti a 1,95 la somma degli inversi scende a circa 1,0256, il ritorno sale intorno al 97,5 % e il margine scende intorno al 2,5 %. Su 100 € puntati sull’intero mercato la differenza tra le due configurazioni è di circa 2,5 € restituiti in più al giocatore. Sembra poco, finché non lo si moltiplica per le giocate di un anno.
Questo è il punto su cui insisto di più, perché è il più frainteso. Il margine non è la probabilità di perdere quella singola giocata. È il costo medio del mercato, spalmato su tutte le puntate, e sul lungo periodo è l’unica cosa che conta davvero. Un bookmaker con un margine strutturalmente più basso non fa vincere più spesso: fa perdere meno lentamente.
La stima va letta per quello che è: una media su molte giocate nelle condizioni dette, non un risultato garantito per una giocata singola. Nessuno perde esattamente il 5 % di ogni puntata; il 5 % è quello che resta al banco quando le puntate sono tante.
C’è una seconda variabile che nel cricket morde più che altrove, ed è la profondità del mercato. Il margine su un mercato principale di un evento molto seguito può essere stretto; il margine su un mercato secondario — il numero di over di un lanciatore, il miglior realizzatore di run in un T20 — è tipicamente più largo, perché il bookmaker deve coprire un rischio che non riesce a distribuire. Nel cricket i mercati accessori sono molti e il volume degli scommettitori italiani è limitato: la forbice tra il prezzo del mercato principale e quello dei mercati accessori è probabilmente ampia. Chi scommette su un mercato di nicchia paga, senza vederlo, un ricarico maggiore. È il costo nascosto del cricket rispetto al calcio, dove la liquidità assottiglia i margini anche sulle sezioni meno battute.
Come ho valutato i dieci bookmaker: i criteri della classifica 2026
La parola classifica va maneggiata con cura, perché suggerisce una misurazione oggettiva che qui non esiste. Nessuna autorità pubblica ordina i bookmaker per qualità del prodotto cricket e nessun ente rilascia un punteggio. Quello che si può fare è applicare criteri dichiarati, dire come sono pesati, e lasciare al lettore la decisione su quale pesa di più nel suo caso.
Il primo criterio è la concessione ADM, e non è un criterio come gli altri. Non è un premio di qualità: è il requisito per esistere legalmente in Italia. Senza, un operatore che accetta giocate da giocatori italiani è fuori legge e lo Stato ne blocca l’accesso. La concessione è rilasciata per singolo sito, non per azienda, e questo è il primo dato da verificare. Porta con sé anche l’iscrizione al RUA, la sorveglianza di ADM, gli strumenti obbligatori di limite e una sede italiana per una controversia. Questo è il valore reale di una concessione, e non è poco.
Il secondo criterio è l’ampiezza del palinsesto: quanti sport, quante competizioni, quanti mercati. Nel cricket diventa decisivo, perché lo sport vive di eventi internazionali che arrivano a ondate e una finestra chiusa nel mese sbagliato vale zero.
Il terzo criterio è la profondità del live: streaming, quote in tempo reale, aggiornamento dei risultati. Conta più che nel calcio, perché un ODI dura una giornata intera e un T20 vive di momenti isolati.
Il quarto criterio è la qualità degli strumenti di gioco responsabile: limiti di deposito, autoesclusione, avvisi sull’attività di gioco. Non è un criterio di prodotto, è un criterio di serietà.
Il quinto criterio è la trasparenza dei termini. Se un operatore scrive nei propri termini cosa fa e cosa non fa, lo si può valutare; se non lo scrive, non lo si può valutare, e il punto resta aperto per lui.
Questi cinque criteri non hanno lo stesso peso. La concessione è un prerequisito, non un punto di merito. Il palinsesto è il criterio che separa un operatore che serve il cricket da uno che lo tiene in vetrina accanto agli altri. Il live è quello che fa la differenza per chi segue una partita intera. Chi cerca la giocata occasionale può pesare poco il live e molto l’ampiezza; chi segue i tornei internazionali farà l’opposto.
La concessione ADM: cosa tutela davvero e cosa non promette
Questa sezione distingue una pagina di analisi da una pagina promozionale, perché dice al lettore quale protezione acquista, e quale non acquista, scommettendo su un operatore autorizzato.
Il quadro di riferimento è il D.Lgs. 41/2024 già citato. L’autorità è ADM, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ADM (ex AAMS) si scrive alla prima menzione in molti documenti e che una parte del mercato continua a chiamare con il vecchio acronimo AAMS. ADM non rilascia licenze aperte: assegna concessioni tramite gara pubblica. La differenza è sostanziale. Una concessione è un contratto di durata, non una licenza che si rinnova quando scade.
L’art. 6, comma 3 stabilisce che i vincitori della gara possono gestire una o più delle tipologie di gioco elencate per un massimo di nove anni, senza rinnovo. I requisiti includono una società di capitali con sede nello Spazio Economico Europeo, un piano di investimenti e l’impegno a rispettare i limiti di deposito che ADM fissa nella gara, come prevede l’art. 6, comma 5; le condizioni di concessione e il regime fiscale restano fissati per tutta la durata, come dispongono l’art. 4, comma 3 e l’art. 5, comma 3. La gara di settembre 2025 ha assegnato 52 concessioni a 46 società su 93 domande, a circa 7 milioni di euro per nove anni, e il nuovo regime è partito il 13 novembre 2025.
L’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, letto il 25 ottobre 2026, ha 52 righe con codici che vanno da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. Qui sta il punto più importante. La concessione è per sito, non per azienda. Una società può detenerne più di una: Eurobet Italia S.r.l. gestisce Eurobet.it, Bwin.it e giocodigitale.it. Due marchi che sembrano concorrenti possono essere la stessa azienda, e questo cambia il senso di un confronto costruito sui loghi.
C’è un secondo punto che sfugge a quasi tutti, ed è quello che rende inutile metà dei confronti che si leggono in giro. L’elenco di ADM non ha una colonna per i giochi. Non dice se un concessionario offra scommesse sportive, poker, giochi di abilità, casinò, exchange o bingo: un concessionario può detenere in qualunque combinazione il diritto a scommesse sportive, poker e giochi di abilità, giochi di tipo casinò, exchange betting e bingo. Un nome sull’elenco, da solo, non dimostra che quel marchio offra scommesse sportive. Lo dimostra il sito dell’operatore e la sua app. La presenza in un confronto non è una concessione, e una concessione non è una garanzia di offerta sportiva.
Gli operatori dichiarano numero di concessione e società nei propri termini, ed è lì che va guardato per verificare.
Quanto a chi non c’è: Unibet, Betway, 1xBet e 22bet non figuravano tra le 52 righe al 25 ottobre 2026. Accettano giocatori italiani da siti con licenze estere, che in Italia non hanno alcun valore. Non serve una lista nera. Serve capire cosa manca: un marchio senza concessione ADM non è collegato al RUA, non è soggetto alla sorveglianza di ADM, non ha gli strumenti obbligatori di limite e non offre al giocatore una sede italiana per una controversia.
L’offerta illegale è contrastata con strumenti concreti. L’art. 22 del D.Lgs. 41/2024 prevede che ADM, con la Guardia di Finanza e Sogei, tenga l’elenco dei siti legali legati ai concessionari e l’elenco dei siti la cui accessibilità è inibita, entrambi pubblici sui siti di ADM e della Guardia di Finanza. I fornitori di servizi internet e i prestatori di servizi di pagamento che violano un ordine di ADM sono sanzionati da 30.000 € a 180.000 € per violazione. ADM reindirizza i domini inibiti verso una pagina di avvertimento.
Il blocco opera a livello di DNS e alcuni provider sono più lenti di altri. Un ordine del 2025 ha portato il totale a 11.481 domini, secondo quanto riporta la stampa di settore riferendosi all’ordine del 24 settembre 2025; gli aggiornamenti del 2026 aggiungono da decine a centinaia di domini ciascuno, e i mirror ricompaiono in poche ore. La parola che descrive il risultato è oscurati. Chi immagina nel blocco una barriera invalicabile si sbaglia: è un ostacolo, e gli specchi lo aggirano in fretta. Motivo in più per verificare la concessione all’origine invece di fidarsi del fatto che un sito si apra.
La legge 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4 è il lato che riguarda il giocatore, e ADM lo ha richiamato il 28 febbraio 2024: la norma prevede l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda per chi pubblicizza in Italia giochi, scommesse e lotterie accettate all’estero, e anche il partecipante a scommesse organizzate da operatori non concessionari è sanzionato con ammenda e arresto fino a tre mesi. Questa è la regola lato giocatore come ADM stessa la enuncia. L’importo in euro dell’ammenda e l’esistenza di un procedimento contro un singolo giocatore non sono noti. Per gli operatori, l’art. 4, comma 4-bis copre la raccolta di scommesse in Italia anche quando sono accettate all’estero.
Sul fronte della pubblicità il Decreto Dignità, all’art. 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, convertito con L. 96/2018, è in vigore. ADM lo cita il 28 febbraio 2024: è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet. AGCOM vigila sull’applicazione, con una sanzione pari al 20 % del valore della pubblicità e comunque non inferiore a 50.000 € per violazione. Lo stesso decreto promuove la pubblicità del gioco pubblico che serve il gioco sicuro e responsabile all’art. 3, lett. l), e consente al concessionario di diffondere messaggi sociali o di gioco responsabile con il proprio logo, come prevedono l’art. 3, lett. m) e l’art. 15, comma 3.
Lo stato applicativo è più mosso della norma. Secondo quanto riporta la stampa di settore, AGCOM non ha registrato sanzioni per violazione del divieto nel 2025; con l’ordinanza n. 15037 del 29 luglio 2025 il TAR Lazio ha rimesso alla Corte costituzionale la questione del minimo fisso di 50.000 €; sono pendenti due rinvii alla Corte di giustizia dell’Unione europea, C-421/24 sulla responsabilità delle piattaforme e C-194/25 sulla necessità di notifica del divieto. Una proposta era in discussione e non è legge: un emendamento di Forza Italia alla legge di bilancio 2026 per togliere il divieto di pubblicità indiretta, come le sponsorizzazioni — esito non reperito, e il divieto resta in vigore alla data di verifica.
Su un punto conviene essere netti, perché in giro si legge di tutto: il divieto riguarda la pubblicità, non l’esistenza dei bonus. I bonus di benvenuto sono il termine usato dagli operatori, e non esiste un tetto statutario né al bonus né ai requisiti di puntata. Importi, condizioni di rigioco e quote minime vengono dai termini di ciascun operatore.
Sul fisco, la situazione dell’operatore è questa. L’imposta unica sulle scommesse sportive a quota fissa è disciplinata dal D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, art. 4, come modificato dalla legge di bilancio per il 2025, il cui numero non è confermato: 20,5 % se la raccolta avviene sulla rete fisica e 24,5 % se avviene a distanza, calcolata sulla differenza tra le puntate e le vincite, secondo quanto riporta la stampa di settore. Le scommesse a quota fissa sull’ippica pagano le stesse aliquote, prima erano il 43 % e il 47 %. Le scommesse su eventi simulati pagano il 24,5 % dell’importo raccolto al netto delle vincite restituite. Una proposta nel Decreto Sport per passare al 21 % e al 25 % non è entrata in vigore. Se i crediti da bonus entrino nella base imponibile non è dato sapere.
Sul giocatore la situazione è più semplice di quanto si creda, ma va detta con la cautela giusta. Le vincite pagate da un concessionario ADM non sono tassate in capo al giocatore e non vanno dichiarate, perché il prelievo grava sul concessionario: secondo quanto riporta la stampa di settore nel 2024 e nel 2026 sono tassate alla fonte, il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla. È un’affermazione riportata dalla stampa, non confermata su una pagina dell’amministrazione finanziaria: consultare un commercialista.
Diverso è il caso di vincite da siti non autorizzati o esteri. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 30 dicembre 2010, tratta le vincite online come redditi diversi ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. d) del TUIR, anche per siti registrati o ospitati all’estero, tassabili secondo l’art. 69 del TUIR per l’intero importo ricevuto, senza deduzioni. La lettura pratica è che non c’è ritenuta e che serve la dichiarazione nel Modello Redditi PF o nel 730. L’aliquota IRPEF applicata non è nota, e la posizione va enunciata così: andrebbero dichiarate come redditi diversi secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate; non è consulenza fiscale.
Il senso di tutto questo, per chi deve scegliere, è che il prezzo di un concessionario ADM include il regime fiscale italiano e le tutele che ne derivano. Il prezzo di un sito estero è fatto di assenza di RUA, assenza di sede italiana per una controversia e, per come ADM stessa enuncia la regola, di un rischio penale in capo al giocatore.
Autoesclusione, limiti e tutela del giocatore
Il capitolo sulla tutela è quello in cui un operatore si giudica sul serio, e non dalle promesse ma dalle procedure. C’è una cosa che i giocatori scoprono tardi: uno strumento di autoesclusione funziona solo dove è collegato al registro giusto.
Il RUA, Registro Unico degli Autoesclusi, istituito nel 2018, blocca l’accesso a tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia e alle sale sul territorio. L’art. 15, comma 1, lett. e) del D.Lgs. 41/2024 richiede strumenti di autoesclusione, anche per categoria di prodotto, per un periodo scelto dal giocatore. Secondo quanto riporta un sito di settore, le forme parziali di esclusione partono dal 1° febbraio 2026, e periodi e forme sono quelli che i termini degli operatori e la pagina di ADM indicano. Il punto che conta è che i siti senza concessione non sono collegati al RUA. Un giocatore autoescluso che apre un conto su un .com offshore non è protetto da nulla.
Lo stesso art. 15, comma 1 elenca gli altri strumenti: limiti autoimposti su tempo, spesa e perdita; limiti agli importi depositati in un periodo definito, fissati dal concessionario in base all’età e al comportamento del giocatore secondo protocolli approvati da ADM; messaggi automatici su durata e spesa; e un canale di contatto aperto almeno cinque giorni a settimana, otto ore al giorno. La figura del limite di deposito che ADM fissa nella gara non è nota.
A registrazione il giocatore sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. Le pagine degli operatori mostrano un limite settimanale al momento dell’iscrizione, con un abbassamento che ha effetto immediato e un’attesa di sette giorni per alzare un limite. Questa asimmetria è il modo giusto di progettare un limite, e vale la pena notarlo: scendere è una decisione che si rispetta subito, salire è una decisione che si fa aspettare. Dice qualcosa su come il rapporto con il giocatore è inteso.
Un esempio concreto dal mercato italiano. Le condizioni di Admiralbet prevedono l’autoesclusione per 30, 60 o 90 giorni oppure a tempo indeterminato, con effetto su tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia; dal 1° febbraio 2026 la durata va da 7 a 270 giorni, oppure indeterminata con revoca possibile dopo 9 mesi. In registrazione Admiralbet chiede di impostare un limite massimo di ricarica, di spesa e di tempo di gioco su base giornaliera, settimanale e mensile; un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo 7 giorni. Questi strumenti non sono uguali da operatore a operatore: durata dell’autoesclusione, granularità dei limiti e geometria della revoca cambiano, e cambiano l’esperienza di chi ha davvero bisogno di fermarsi.
Sull’identificazione il quadro è uniforme nella sostanza e vario nella forma. Un conto di gioco richiede l’identificazione completa. Gli operatori offrono la registrazione tramite modulo con copia di un documento e tramite SPID, e Goldbet anche tramite CIE attraverso un provider SPID. Senza SPID il conto deve essere validato entro 30 giorni, altrimenti viene sospeso e i prelievi bloccati, come dichiarano le pagine degli operatori. SPID e CIE sono tra i metodi di identificazione che alcuni offrono.
Per aprire il conto, per esempio, BetFlag rimanda alle procedure di identificazione con SPID e con CIE accanto alla registrazione classica, e ricorda che il gioco è vietato ai minori di 18 anni. L’età è un principio del decreto, che all’art. 3, comma 1, lett. a) nomina la tutela dei minori di età; le condizioni di concessione includono l’esclusione dei minori dal gioco, e la legge italiana fissa l’età a 18 anni.
C’è poi un obbligo di informazione che vale la pena conoscere, perché è denaro speso su questo fronte. L’art. 15, comma 2 prevede che ogni concessionario destini lo 0,2 % dei propri ricavi netti, per un massimo di 1.000.000 € all’anno, a campagne informative o di comunicazione responsabile su temi fissati da una commissione governativa.
Sul lato degli strumenti concreti gli esempi sono vari. Gli strumenti di gioco responsabile di bet365 comprendono periodi di pausa, limiti di versamento, avvisi sull’attività di gioco e autoesclusione; per i residenti in Italia è indicato il Telefono Verde Nazionale Gioco d’azzardo 800 55 88 22. Un numero verde è la cosa più semplice e più importante che un operatore possa mettere davanti a un giocatore in difficoltà.
Il giudizio su questo capitolo è netto. Gli strumenti obbligatori per legge esistono su tutti i concessionari, e su questo il quadro italiano è solido. La differenza la fa il modo in cui ciascuno li presenta: se stanno a tre clic dentro il conto o in fondo a una pagina di termini. E la fa un’altra cosa, la più importante: il RUA protegge solo sui siti che vi sono collegati. Chi scommette offshore non ha questi strumenti, e non ha nemmeno la possibilità di chiedere di essere escluso da qualcosa che non lo conosce.
La tabella delle concessioni ADM e dei termini
| Marchio | Numero di concessione e società concessionaria | Cosa dicono i termini dell’operatore sull’oggetto di questa pagina |
|---|---|---|
| NetWin | ADM n. 16035, Netwin Italia S.p.a. | Elenco sport dell’app senza cricket: calcio, tennis, basket, automobilismo, pallavolo, motociclismo, hockey, ciclismo, golf, baseball, esports |
| Lottomatica | ADM n. 16010, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. | Nessuna menzione del cricket; copertura di Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP con streaming |
| bet365 | ADM n. 16030, Hillside (New Media Malta) Plc | Nessuna menzione del cricket; Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf, tennis, pre evento e live |
| Goldbet | ADM n. 16009, Goldbet Better Organization Italy S.p.a. | Nessuna menzione del cricket; schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport |
| Planetwin365 | ADM n. 16007, Pwo S.p.a. | Nessuna menzione del cricket; oltre 20 tipologie di sport con risultati in diretta |
| Betfair | ADM n. 16028, Betfair Italia S.r.l. | Nessuna menzione del cricket; Esito Finale, Under/Over, Multigol, mercati combo e sezione Supercombo |
| StarCasinò | ADM n. 16026, Azzurri Limited | Nessuna menzione del cricket; scommesse sui principali eventi sportivi italiani e internazionali accanto a slot e Live Casinò |
| BetFlag | ADM n. 16008, Betflag S.p.a. | Nessuna menzione del cricket; identificazione con SPID e CIE accanto alla registrazione classica |
| Eurobet | ADM n. 16012, Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale | Nessuna menzione del cricket; baseball, rugby, golf, scacchi, eventi di spettacolo e di politica |
| William Hill | ADM n. 16044, William Hill Malta Plc | Nessuna menzione del cricket; Extra Bet Club sulla stagione di Serie A |
La colonna centrale è quella che va letta per prima, perché è l’unica che il lettore può verificare da solo in trenta secondi: l’elenco di ADM è pubblico e ogni riga è legata a un sito .it. La colonna di destra dice cose diverse da marchio a marchio, ed è per questo che non l’ho ridotta a un sì o a un no. Metà delle voci non nomina il cricket perché nessuna fonte lo nomina per quei marchi; le altre portano elementi — oltre venti tipologie di sport, il baseball e il rugby, un palinsesto che arriva agli scacchi e alle elezioni — che dicono qualcosa sull’attitudine del catalogo. L’attitudine non è una garanzia, ed è il motivo per cui l’ultima riga di ogni verifica resta il calendario della settimana sul sito.
Una nota sul nome delle società, perché è la sorpresa più frequente per chi confronta questi marchi. La società concessionaria raramente porta il nome del marchio: Goldbet Better Organization Italy S.p.a. compare dietro due concessioni diverse, Lottomatica e Goldbet, e questo significa che chi apre un conto su uno dei due sta trattando con la stessa azienda. Azzurri Limited risponde di StarCasinò, William Hill Malta Plc di William Hill, Pwo S.p.a. di Planetwin365. Chi confronta due marchi per scegliere dove aprire un conto farebbe bene a leggere la riga della società prima di considerare le due offerte come indipendenti.
NetWin: il catalogo costruito sulla frequenza
La concessione è la numero 16035, intestata a Netwin Italia S.p.a.; l’operatore gestisce il proprio sito .it. L’offerta tramite app include calcio, tennis, basket, automobilismo, pallavolo, motociclismo, hockey, ciclismo, golf, baseball ed esports, oltre a centinaia di eventi virtuali con partenze ogni 2 minuti, mercati come 1X2, combo bet e marcatori, e live score.
Il cricket, in questo elenco, non c’è, e non è una svista della carta. Il punto forte del marchio è altrove: la densità del prodotto. Centinaia di eventi virtuali che partono ogni due minuti significano che c’è sempre qualcosa su cui giocare, e per chi cerca continuità più che profondità di analisi la proposta è coerente. Il live score, poi, è la funzione che nel cricket pesa più che altrove: un ODI dura una giornata, e senza aggiornamento continuo del punteggio lo si segue alla cieca. Tra i dieci, NetWin è l’operatore che punta sulla frequenza; per chi gioca spesso, su eventi brevi, e non vuole aspettare la partita della settimana è una scelta ragionevole. Chi scommette cricket una volta ogni tanto, su un torneo internazionale, difficilmente trova qui quello che cerca.
Lottomatica: la partita che si guarda mentre si gioca
Concessione ADM n. 16010, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy); il marchio opera sul proprio sito .it. L’app per le scommesse sportive copre Serie A, Serie B, Champions League, Premier League, F1, MotoGP e altri eventi, con quote e risultati in tempo reale e streaming per scommettere live seguendo la partita in diretta.
Il dato che colpisce non è il cricket, che non figura, ma lo streaming. Seguire una partita dentro l’app cambia la natura del live: non si scommette a scatola chiusa su un punteggio che arriva con ritardo, si scommette guardando. Nel cricket, dove un singolo over può cambiare il ritmo di un inning intero, la differenza tra vedere e non vedere è sostanziale. Lottomatica porta con sé l’infrastruttura tecnica del grande calcio: chi cerca copertura massima sui campionati seguiti e un live assistito dal video trova qui l’offerta più strutturata. Il prezzo di quella scelta è la concentrazione: è un catalogo costruito intorno agli sport che gli italiani guardano, e il cricket non è tra loro.
bet365: il profilo internazionale che aiuta il cricket
Concessione ADM n. 16030, intestata a Hillside (New Media Malta) Plc, su sito .it proprio. Il marchio si presenta come Official Global Betting Partner della UEFA Champions League e offre scommesse su Premier League, Champions League, ippica, boxe, freccette, basket, golf e tennis, pre evento e live.
Qui c’è un dettaglio che cambia la lettura del profilo: la boxe, le freccette, il golf, l’ippica. Sono sport che in Italia non muovono grandi volumi, e la loro presenza in un elenco dice qualcosa sulla logica del catalogo. bet365 ha un profilo internazionale, e il cricket è sport internazionale per eccellenza. Non è una deduzione sulla singola partita, è un’osservazione sul tipo di operatore: un concessionario che costruisce il proprio elenco intorno a sport anglosassoni e a un ruolo di partner globale di una competizione europea è un concessionario che, quando una coppa del mondo di cricket entra in palinsesto, tende verosimilmente ad averla. Le fonti non lo dicono, e la verifica resta sul sito nella sezione cricket.
Goldbet: la varietà di formato di giocata
Concessione ADM n. 16009, intestata a Goldbet Better Organization Italy S.p.a. (GBO Italy); il marchio opera sul proprio sito .it. L’applicazione permette di piazzare schedine Live, Pre-match, Singole, Multiple e Sistemi su tutti i campionati di calcio e su altri sport; scaricando l’app e registrandosi si può ricevere il bonus di benvenuto.
La lista delle modalità di gioco è la descrizione più chiara della gamma disponibile. Il sistema, in particolare, è la giocata che distingue un giocatore preparato: è una costruzione a più selezioni in cui non tutte devono arrivare. Nel cricket, dove il pareggio e il senza risultato introducono esiti che non tutti i formati di giocata trattano allo stesso modo, la domanda da portare ai termini dell’operatore è precisa: come viene trattato un incontro senza risultato dentro un sistema? Goldbet è un marchio generalista solido, con una gamma ampia di modalità e una struttura di app che copre gli sport principali; la sua forza è la varietà di formato di giocata, non la specializzazione su una disciplina.
Planetwin365: l’ampiezza del catalogo come argomento
Concessione ADM n. 16007, intestata a Pwo S.p.a.; il marchio opera sul proprio sito .it. L’app copre i principali campionati di calcio nazionali ed europei — Serie A, Serie B, Coppa Italia, Serie C, Premier League, Bundesliga, La Liga — e competizioni come Champions League, Europa League e Conference League, oltre a più di 20 tipologie di sport con risultati in diretta.
Qui emerge un dato utile al confronto: oltre venti tipologie di sport, e i risultati in diretta. Un catalogo costruito su più di venti discipline ha più probabilità di tenere aperta una finestra sul cricket rispetto a uno costruito su dieci, semplicemente perché la probabilità che una disciplina di nicchia trovi posto cresce con l’ampiezza del catalogo. È aritmetica editoriale, non intenzione. I risultati in diretta completano il quadro: un catalogo ampio senza aggiornamento in tempo reale è inutilizzabile nel live, e per il cricket questo vale doppio.
Betfair: l’exchange è un altro mestiere
Concessione ADM n. 16028, intestata a Betfair Italia S.r.l., su sito .it proprio. L’app propone mercati come Esito Finale, Under/Over, Multigol e mercati combo, e la sezione Supercombo con combo e mercati unici a quote maggiorate.
Betfair è un caso a parte, e non solo per il catalogo. Il decreto prevede espressamente il betting exchange all’art. 6, comma 1, lett. e) e all’art. 2, lett. u): un gioco in cui il giocatore può essere puntatore o bookmaker e il concessionario si limita a metterli in contatto in forma anonima. La documentazione dello stesso operatore è descritta come contenente regole aggiuntive per i conti sull’exchange italiano, come una puntata minima a favore di 200 centesimi in passi da 50 centesimi; un articolo di settore del 2024 riferisce che sul giocatore non grava alcunché sulle vincite, con il prelievo a carico del concessionario. Betfair è descritta come la prima a introdurre l’exchange, con concessione 16028. Quali marchi gestiscano oggi un exchange e quali siano le regole di commissione non è dato sapere.
Qui c’è la scelta più interessante del lotto. L’exchange non è un bookmaker con quote migliori: è un modello diverso. Nel bookmaker tradizionale il margine è incorporato nel prezzo e si paga senza vederlo; nell’exchange il costo è una commissione sulle vincite, dichiarata. Per chi sa costruire un prezzo e vuole prendere posizione contro il mercato è un’altra cosa. Per chi cerca semplicità è un mondo con regole proprie che vanno lette prima, a partire dalla puntata minima in centesimi.
StarCasinò: il casinò con lo sport accanto
Concessione ADM n. 16026, intestata a Azzurri Limited, su sito .it proprio. L’app permette di scommettere sui principali eventi sportivi italiani e internazionali con varie tipologie di scommessa sportiva, accanto alle slot e al Live Casinò.
È il caso da manuale del marchio casino-first con un sportsbook accanto: il casinò è il cuore del prodotto, le scommesse sportive sono una sezione. Non è un difetto, è un modello, e va valutato per quello che è. Chi cerca profondità sul cricket non trova qui il posto giusto. Chi usa il conto per il casinò e ogni tanto vuole mettere una giocata su un evento importante trova una piattaforma unica, senza registrarsi altrove. La scelta, per questo tipo di operatore, è di integrazione, non di specializzazione.
BetFlag: il bonus grande e le tre condizioni da leggere
Concessione ADM n. 16008, intestata a Betflag S.p.a., su sito .it proprio. Il Welcome Bonus Sport è pari al 100 % del primo deposito, accreditato su saldo, fino a 5.000 €.
È l’operatore dell’elenco con il bonus di benvenuto sportivo più generoso in termini nominali, e la cosa merita due parole. Un bonus pari al 100 % del deposito fino a 5.000 € è una proposta di dimensioni importanti, ma la dimensione nominale non è il valore. Il valore dipende dai requisiti di puntata, dalla quota minima ammessa e dal tempo concesso per completare il rigioco, che stanno nei termini dell’operatore. Un tetto di 5.000 € senza i requisiti accanto è un numero pubblicitario, non un’informazione. Il punto di forza di BetFlag è altrove: un’identificazione curata, con SPID, CIE e registrazione classica, accanto a un’offerta sportiva tradizionale.
Eurobet: il palinsesto che non si ferma agli sport
Concessione ADM n. 16012, intestata a Eurobet Italia S.r.l. Unipersonale, su sito .it proprio. L’app offre un palinsesto che va da calcio, tennis e basket a Formula 1, MotoGP, baseball, volley, ciclismo, rugby, golf e scacchi, fino a eventi di spettacolo — musica, cinema, tv e reality show — e di politica, come le elezioni.
È il palinsesto più eccentrico dei dieci, e lo dico senza ironia. Scommettere su un festival musicale o su un’elezione è legittimo e regolato, e il baseball e il rugby nell’elenco dicono che il catalogo non è costruito solo sui gusti italiani. La presenza degli scacchi, poi, è la prova di un criterio: qualsiasi competizione con un esito verificabile può diventare un mercato. Un operatore che ragiona così ha, in linea di principio, l’attitudine a mettere in palinsesto una disciplina internazionale come il cricket quando l’evento è approvato. Le fonti non lo affermano, e la verifica sul sito resta l’unica risposta valida.
William Hill: quanto costa davvero una freebet settimanale
Concessione ADM n. 16044, intestata a William Hill Malta Plc, su sito .it proprio. L’Extra Bet Club assegna una freebet da 5 € alla settimana per la stagione di Serie A, fino a 100 €, a chi gioca una multipla di almeno 20 € con almeno 5 eventi e quota totale minima 10.0.
È la promozione più istruttiva dell’elenco, perché mostra quanto costi davvero un bonus. Tre condizioni si sommano: puntata minima di 20 €, almeno cinque eventi in multipla, quota totale minima 10.0. Una quota totale di 10.0 su cinque selezioni significa che ogni selezione deve avere una quota media intorno a 1,58, e cinque eventi con quella quota media, messi insieme, hanno una probabilità di riuscita complessiva limitata. A fronte di questo, il premio è una freebet da 5 €: vale, su una quota di 1,90, poco meno di 4 € di valore atteso, perché la puntata della freebet non torna indietro con la vincita. Il rapporto tra l’impegno richiesto e il premio è il punto che nessuna comunicazione mette in evidenza. Chi punta su questa promozione lo faccia per la stagione, non per il premio.
Come scegliere tra i percorsi: tre lettori, tre risposte
Le sezioni precedenti hanno descritto dieci operatori e un quadro regolatorio. Mettiamo insieme le due cose, perché è l’unico modo in cui il confronto diventa una decisione.
Il primo lettore è quello che scommette cricket saltuariamente, qualche volta l’anno, quando c’è un torneo che segue. Per lui il criterio che conta è la probabilità che il palinsesto sia acceso nel mese giusto, e questo lo si legge dall’ampiezza del catalogo sportivo: un operatore con oltre venti tipologie di sport, o con un elenco che arriva al baseball, al rugby e agli scacchi, ha più occasioni di avere il cricket in palinsesto rispetto a un catalogo costruito su dieci discipline. La concessione non è un criterio di scelta tra questi dieci, perché tutti ne hanno una: è il prerequisito. Per questo lettore conta anche la qualità del live score, perché se la partita è notturna l’aggiornamento del punteggio è tutto quello che avrà.
Il secondo lettore è quello che segue il cricket con continuità, guarda le partite anche di notte e vuole scommettere mentre si giocano. Per lui il live con streaming o con aggiornamento continuo è la funzione decisiva, e i due marchi che le fonti descrivono con risultati in tempo reale e diretta sono la risposta più diretta. Il cricket notturno, per questo lettore, è il test: un operatore che regge il live alle tre del mattino è un operatore che ha investito nell’infrastruttura, non solo nel catalogo.
Il terzo lettore è quello che vuole giocare il prezzo invece del risultato, o che ha una lettura propria di un mercato e cerca un posto dove metterla. Per lui l’exchange è la risposta, con la sua logica di commissione dichiarata invece di margine incorporato, e con le regole proprie che vanno lette prima, a partire dalla puntata minima in centesimi.
Nessuno dei tre percorsi è superiore agli altri. Sono tre modi diversi di usare lo stesso mercato, e la cosa che li accomuna è che in tutti e tre il prerequisito è la concessione: è quello che determina se il RUA ti conosce, se ADM ti sorveglia e se, in caso di controversia, hai un giudice italiano.
Quanto costa davvero il margine nel cricket: un conto sulle giocate
Il margine di un mercato non è un numero da memorizzare, è un numero da confrontare, e per capire quanto pesa conviene metterlo in relazione al volume delle giocate.
Su un mercato a due esiti quotato a 1,90 e 1,90 il ritorno è intorno al 95 % e il margine intorno al 5 %, come ho mostrato nella sezione sul margine. Su un mercato quotato a 1,95 e 1,95 il ritorno sale intorno al 97,5 % e il margine scende intorno al 2,5 %. La differenza è di due punti e mezzo di ritorno, che su una singola puntata da 10 € valgono venticinque centesimi. Su cinquanta giocate dell’importo di 10 € la differenza è di circa 12,50 €, e a quel punto non è più una questione teorica: è la differenza tra una serata in pari e una serata in perdita.
Il conto va fatto però con onestà, e la stima va presentata per quello che è: una media su molte giocate nelle condizioni dette, non una previsione su una singola serata. Nessuno restituisce esattamente il 95 % di quello che punta; il 95 % è quello che resta al giocatore medio quando le puntate sono tante.
Nel cricket il problema si complica, e ci sono due ragioni. La prima è che i mercati accessori hanno margini più larghi: il prezzo sul numero di over di un lanciatore o sul miglior realizzatore di run di un T20 incorpora un ricarico maggiore, perché il bookmaker non riesce a distribuire quel rischio. Chi costruisce una multipla con selezioni di questo tipo somma il ricarico di ogni mercato attraversato, e il costo complessivo può superare di molto il 5 % del mercato principale. La seconda ragione è la liquidità: il cricket italiano muove volumi contenuti, e volumi contenuti significano margini meno competitivi anche sui mercati principali, perché il bookmaker deve proteggersi da un rischio che non può compensare con il flusso delle puntate.
Da qui una conseguenza pratica che vale più di qualsiasi classifica. La giocata meno costosa che il cricket possa offrire è la singola sul mercato principale di un evento molto seguito. La più cara è la multipla costruita su mercati di nicchia. Tra le due ci sta tutto lo spazio in cui il costo nascosto di una giocata decide se il divertimento resta sostenibile.
Domande frequenti sulle scommesse sul cricket
Su quali eventi si può scommettere presso un bookmaker con concessione ADM?
Solo sugli eventi che stanno dentro il palinsesto approvato da ADM: l’art. 2, lett. s) del D.Lgs. 41/2024 lo definisce come il programma degli eventi e delle tipologie di scommessa predisposto dal concessionario e approvato dall’autorità. ADM aggiunge gli eventi uno alla volta, quindi la presenza del cricket in palinsesto dipende dall’approvazione e si verifica sul sito.
Come si verifica che un bookmaker abbia la concessione ADM?
Si consulta l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza pubblicato da ADM, che al 25 ottobre 2026 conta 52 righe con codici da 16000 a 16051, ciascuna legata a un sito .it. In alternativa, si legge numero di concessione e società concessionaria nei termini dell’operatore. La concessione è per sito, non per azienda.
Come si calcola la vincita di una scommessa dalla puntata e dalla quota?
Il ritorno è la puntata moltiplicata per la quota, e il profitto netto è la puntata moltiplicata per la quota meno uno: 10 € a quota 1,90 restituiscono 19 €, con 9 € di profitto. In una multipla le quote delle selezioni si moltiplicano in un unico prezzo.
Come si vede dalle quote il margine che trattiene un bookmaker?
Si sommano gli inversi di tutte le quote degli esiti di uno stesso mercato. Il reciproco della somma è la quota di ritorno, e il margine è cento per cento meno quella quota. Su due esiti a 1,90 la somma degli inversi è circa 1,0526: il ritorno è intorno al 95 % e il margine intorno al 5 %.
Le vincite delle scommesse sportive sono tassate in Italia?
Sulle vincite pagate da un concessionario ADM il prelievo grava sul concessionario: secondo quanto riporta la stampa di settore, sono tassate alla fonte, il giocatore riceve la somma netta e non dichiara nulla. È un’affermazione stampa, non una pagina dell’amministrazione finanziaria: consultare un commercialista.
Quali limiti di deposito si impostano su un bookmaker con concessione ADM?
A registrazione si sceglie un limite di deposito settimanale o mensile. Un limite ridotto ha effetto immediato, uno aumentato dopo sette giorni. Le stesse pagine mostrano limiti su ricarica, spesa e tempo di gioco, con l’autoesclusione disponibile per periodi variabili e con effetto su tutte le piattaforme autorizzate in Italia.
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